Festival e alta moda, la mostra Daphné a Sanremo racconta la storia degli abiti del Festival

Il Festival incontra la moda con “Note di seta e Petali di stile”, l’esposizione ospitata dal 20 febbraio al 31 marzo presso l’atelier Daphné di via Matteotti 17. Un percorso immersivo che intreccia la storia della kermesse con quella dell’alta moda in Riviera, restituendo al pubblico un patrimonio di eleganza, artigianalità e memoria collettiva.

L’allestimento floreale è curato da Alessandro Patruno, floral designer di Atelier Botanico e consulente per la sostenibilità di The Good Event. Fiori e verde sono forniti da Diemme Fiori Italy, Azienda Agricola Lentisco e Azienda Floricola Viglietti Sergio, in un dialogo coerente tra tessuto e natura.

Non si tratta di una semplice mostra, ma di un’antologia del costume italiano. Daphné è stata testimone del primo Festival della Moda Italiana al Casinò di Sanremo nel 1950, tappa fondativa del Made in Italy. Oggi l’atelier riapre i propri archivi proponendo una narrazione che anticipa idealmente la Fashion Week milanese.

Tra i pezzi più significativi spicca, ai piani superiori, l’abito rosso in jersey di seta realizzato nel 1967 per Dalida. Un capo mai indossato, rimasto in atelier dopo la tragica scomparsa di Luigi Tenco, che rappresenta uno dei momenti più intensi della storia del Festival. Il percorso prosegue con le linee raffinate dedicate a Nilla Pizzi e Milva, fino ai bozzetti originali disegnati da Loredana Bertè per “Angeli e Angeli”, conservati nell’archivio Daphné e testimonianza di un sodalizio creativo complesso e iconico.

Elemento di rilievo è la specchiera anni Venti in stile Belle Époque proveniente dalla storica sartoria Josephine & Mina. Centrale anche il foulard, reinterpretato in dimensioni macro e trasformato da accessorio a struttura della silhouette, sempre rifinito e orlato a mano. La collezione valorizza twill di seta, cotone organico, fibra di ginestra e orange fiber, con stampe botaniche realizzate tramite tinture non inquinanti, a conferma di una visione estetica integrata con la sostenibilità.

La storia della maison affonda le radici in Dafne Carlo, figura pionieristica dell’imprenditoria femminile. Dal dopoguerra, quando confezionava abiti utilizzando il velluto delle tende del Teatro Principe Amedeo bombardato, fino all’apprendistato presso Jeanne Marguerite, dove nel 1947 entrò in contatto con gli abiti di Evita Perón. Da via Matteotti è transitato il jet set internazionale: Maria Callas, Renata Tebaldi, la principessa Grace di Monaco, alla quale è stato dedicato il foulard “La Rosa”, simbolo di eleganza ligure. Oggi la guida è affidata a Monica e Barbara Borsotto, che proseguono nel solco della sostenibilità con tessuti biologici e biodegradabili.

Durante la presentazione a Palazzo Bellevue, l’assessore alla Cultura Enza Dedali ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa nel periodo del Festival, evidenziando il valore storico e identitario degli abiti esposti. L’assessore regionale al Turismo Luca Lombardi ha rimarcato il legame tra la storia del Festival e quella della maison, definendola ambasciatrice del Made in Italy artigianale e sostenibile. Barbara Borsotto ha infine ricordato come il museo Daphné nasca dall’unione delle collezioni tessili familiari e rappresenti sessant’anni di attività tra moda e profumeria artistica.

Il calendario prosegue con “La Primavera di Daphné”, ciclo di appuntamenti culturali su prenotazione: il 5 marzo “Dialoghi al femminile 2026: Storie di seta e poesia” con la giornalista Angela Valenti Durazzo; il 7 marzo la presentazione del libro “Stile italiano da Sanremo a Sestri Levante” con Laura Castelletti; il 14 marzo “Sinfonia di Primavera” dedicato alla floricoltura sanremese e al dialogo tra tessuto e fiore; il 27 marzo “Il profumo è nell’aria”, presentazione del volume di Enzo Ferrari sulla cultura olfattiva in Riviera.

Un progetto che consolida il legame tra Festival, moda e territorio, restituendo centralità a Sanremo come luogo di produzione culturale oltre che musicale.